Le rivolte della sponda sud del Mediterraneo hanno drammaticamente messo al centro dell'attenzione la questione delle relazioni in questa importante area geopolitica. La gestione delle notizie sugli avvenimenti di questi mesi ha, come sempre, fornito un quadro del contesto funzionale alle operazioni diplomatiche, e militari come nel caso della Libia, che l'Occidente capitalistico sta conducendo in quei paesi. Si ridisegna l'assetto di un'area vitale per gli interessi occidentali, sia dal punto di vista dell'approvvigionamento energetico, sia dell'interscambio commerciale e degli investimenti. In ciò vi è il bisogno di ridefinire le gerarchie tra paesi. Emblematico il caso della Libia e lo scontro tra Italia e Francia.
In questo contesto c'è bisogno di sconfiggere la logica che domina l'atteggiamento delle istituzioni statali europee, dei partiti politici, delle singole personalità di governo, tutto proteso a mascherare e giustificare interventi che hanno il solo obiettivo di piegare stati sovrani alle proprie mire neocoloniali.
Propongo, quindi, che Napoli si candidi al ruolo di capitale del dialogo tra i popoli del Mediterraneo, promuovendo la cultura della pace e della solidarietà tra essi, ripudiando la violenza e l'aggressione come metodo di relazione. L'istituzione di una "Casa dei Popoli del Mediterraneo" può essere una efficace iniziativa che il Comune di Napoli può adottare. Un centro propulsore di dibattito politico e culturale nel quale sperimentare dialogo, promuovere la reciproca conoscenza, consolidare rapporti.
Il candidato a sindaco Luigi de Magistris si faccia sostenitore di questa mia proposta e, insieme, cominciamo a propagandarla quale uno dei punti qualificanti della campagna elettorale.

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